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IStAnti
Giornale degli Studenti

Il gionale Istanti ha una sua storia... infatti potete scaricare il numero 0 della vecchia versione cartacea. Quest'anno scolastico se ne riprendono i lavori agendo su tre versioni:

A scuola di parole.
L’importanza del dialogo contro la violenza.


E’ un sabato sera qualsiasi quello del 20 ottobre a Pompei. Soliti amici, solito bar, solite discussioni sulla partita di campionato. Poi, qualcosa si spegne: “Si sono accoltellati qua vicino, dicono sia stato un ragazzino”, dice qualcuno. Non si sa di più, ma è già abbastanza affinché tutti ne parlino. La notizia fa il giro della città, dei social network ed io, che ho lasciato detto d’essere lì, vedo il mio cellulare impazzire fra le notifiche di Whatsapp o facebook, chiamate e messaggi che si susseguono in un’interminabile vibrazione. Al bar, invece, diventa quasi un tabù. “E’ uno schifo”, si limita ad ammettere il barista con un’alzata di spalle. “Una settimana fa a Castellammare, ora qui; dobbiamo solo trasferirci!”, risponde un amico inconsapevole del fatto che di lì a poche ore degli spari avrebbero “animato” anche la festa patronale di Torre Annunziata, altro paese della zona. Andare via dunque e salvare la propria individualità perché, in fondo, non è giusto che a farne le spese siano sempre quelli come noi, quelli che non conoscono il volto della violenza. Eppure Milano, Venezia o Roma; nessuna città sembra abbastanza lontana. Ovunque  porteremmo con noi i nostri problemi. Quelli ben diversi e più gravi dei soliti conflitti coi genitori,  del brutto voto a scuola o dei problemi sentimentali al quale solitamente dedichiamo tanta attenzione. Sono quelli di una generazione che non sa dialogare e, quindi, neanche pensare. Come osserva Gianluigi Monari nel suo libro “L’importanza della parola”:  “la società di oggi promuove l’ individualismo, distrugge le radici comuni e crea una nuova specie di uomo non pensante, facilmente condizionabile dalle pubblicità, in cui le parole diventano sottotitoli persuasivi di immagini televisive”. Ed è l’esatta descrizione di quella generazione che parla di progresso ed evoluzione, ma crede ancora di trovare la risoluzione ai suoi problemi sulla lama di un coltello; quella debole e priva di ideali che ripiega sulla violenza: la nostra. Siamo noi, gli analfabeti del futuro. Noi - o meglio, chi di no - sa e preferisce leggere la bacheca di un social network piuttosto che lo sguardo di un amico perché oggi è facile tenersi in contatto; eppure restano poche le persone in grado di dialogare. Del resto, come afferma Daisaku Ikeda , presidente della Soka Gakkai (movimento religioso giapponese di matrice buddista): nessuno di noi è umano sin dalla nascita, se non in senso biologico ed è nostro compito diventarlo a tutti gli effetti imparando a conoscere noi stessi e gli altri attraverso il dialogo. Solo così, i conflitti potrebbero conoscere una risoluzione perché dialogare significa “venirsi incontro” trasformando i solchi che separano le persone in veri e propri ponti da percorrere insieme.

Giusy Russo

 

“Cosplay: dal Sol Levante con furore, la nuova coloratissima mania che impazza fra i giovani''

Avete mai desiderato vestire i panni del vostro eroe dei fumetti preferito? Non avete mai pensato di tornare bambini per un giorno e vivere mille avventure proprio come quel personaggio dei cartoni che amavate tanto?
Ebbene, questa è una realtà quotidiana per i cosplayers, che ne fanno un vero e proprio stile di vita. Che suscitino commenti negativi o positivi, in ogni caso riescono sempre a strapparti un sorriso.
Ma cosa significa ''cosplay'' ? E' la fusione tra le parole ''costume'' e ''play'', e praticamente consiste nell'impersonare, con l'ausilio di costumi, parrucche e make up, un qualsivoglia personaggio di fumetti, cartoni animati, film, videogiochi, e tutto ciò che riguarda il mondo del fantastico.
Dove poteva nascere questa ''moda'' se non nel paese più all'avanguardia e strampalato del mondo, nonchè patria degli anime e dei manga,  il Giappone? Sono passati più di dieci anni da allora, e ormai si è consolidata diventando una sorta di hobby, ed estesa a macchia d'olio un po' in tutto il mondo, arrivando anche in Italia grazie ad Internet e alle fiere del fumetto che si tengono ormai sempre più spesso nel nostro paese.
E non pensate sia un semplice passatempo: diventa ogni giorno più importante e famoso, anche grazie al World Cosplay Summit , il campionato mondiale di cosplay che si tiene ogni anno a Nagoya, e dove si sfidano a suon di costumi sgargianti, scenografie impressionanti e scenette sensazionali i cosplayers rappresentanti di quindici paesi. Il premio? Ma ovviamente il titolo di campione mondiale di cosplay e un viaggio completamente spesato in Giappone. E l'Italia è salita sul podio già varie volte!
Ma chi sono i cosplayers? Ragazze e ragazzi normali: c'è chi va ancora alle scuole medie o chi studia per laurearsi; chi fa il commesso o chi il dottore. Tutti  accomunati dalla passione per il personaggio interpretato, dalla voglia  di divertirsi e di esprimere la propria creatività tramite la realizzazione dei costumi, che spesso sono vere e proprie opere d'arte! Potremmo quindi definire il cosplay una corrente artistica contemporanea? Chi lo sa, ma intanto vi consiglio di fare una capatina alla prossima fiera del fumetto per vedere con i vostri occhi queste ''strane creature''! E magari chissà, la prossima volta potreste essere uno di loro! Perchè a volte non c'è niente di male nel mettersi in gioco e vedere la vita a colori: con ironia e creatività! ''

Teresa Mandara

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Che scuola da paura!

Siamo al liceo artistico G. De Chirico in occasione della festa più macabra dell’anno: Halloween.
Il suo nome deriva da “All Allows Even”cioè “la notte prima di Ognissanti” ed è celebrata annualmente il 31 ottobre. Sorta nell’Irlanda dei Celti e importata dall’America, questa festa non lascia di certo indifferenti. E, se in Russia è stata proibita, in Italia invece è sempre più amata e diffusa. Le città, ogni anno sempre più, si tingono di nero e arancio e ovunque si vedono bambini e ragazzi che con la formula americana “dolcetto o scherzetto?” richiedono dolci ai passanti. Quest’anno, gli alunni della VD sotto la guida del docente Eduardo Scotti, hanno reso omaggio alla tradizione celtica travestendosi da personaggi carichi di mistero. Secondo l’antica tradizione, infatti, il travestimento era fondamentale per ingannare gli spiriti maligni che si aggiravano per la città alla ricerca di anime. La partecipazione della classe è stata del tutto spontanea, oltre che totale. Fra streghe, vampiri, fantasmi e zombie; gli alunni hanno quindi così svolto la loro abituale lezione di fotografia a dimostrazione del fatto che si può imparare anche divertendosi. Di seguito alcuni degli scatti che hanno avuto origine nel set più terrificante dell’anno!!!

Giusy Russo

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OTAKU: un vero e proprio stile di vita e intesa fra i giovani del mondo.

Vi è mai capitato di sentire da dei gruppi di ragazzi la parola “Otaku” e di non aver capito di che si trattasse? Ecco la risposta: Otaku è un termine di lingua giapponese che dagli anni ’80 indica una subcultura di appassionati ossessivi di anime, manga, videogiochi e qualsiasi altro prodotto giapponese. La traduzione letterale del termine è “la sua casa”, significato che era ed è ancora usato nel giapponese antico per ospitare nella propria dimora qualcuno che non si conosce a cui si porta rispetto. Ma questo termine, usato tra pari, prende significato ironico e sarcastico. Lo hanno sperimentato per la prima volta verso la fine degli anni ’70 i disegnatori di anime e manga,  Mikimoto e Kawamori, che usavano chiamarsi fra loro con l’appellativo di “otaku” in modo scherzoso e “sarcasticamente onorifico”.    La  forma ed  il significato recente del termine nascono quindi dagli inizi degli anni ’80 ed è da allora che gli otaku hanno iniziato a far si che il loro pensiero si evolvesse suddividendosi in questi ultimi anni in varie categorie. Esistono infatti diversi tipi di otaku che sono specializzati nella conoscenza di un determinato ramo della cultura giapponese che amano ossessivamente.   In Italia vi sono vari punti dove gli otaku si raggruppano.  Il primo è costituito, in genere, dalle fumetterie, seguono le varie fiere del fumetto e le gare di Cosplay. Sono questi i luoghi in cui si trovano segni di cultura giapponese ad ogni angolo, dove vari tipi di otaku,  conoscendosi, si amano e si stimano fra loro, dove ragazzi e ragazze, ma anche uomini e donne,  si divertono facendo divertire gli altri, con giochi da tavolo, gare ai videogame ecc.  In Giappone il luogo di riferimento più importante della subcultura Otaku è il quartiere di Akihabara a Tokyo.                                                                                
Ma è il loro modo di vestire, di intendere la moda, ciò che li contraddistingue di più perché rispecchia la vera essenza del Giappone, modernità e passato combaciano in un’armonia di contrasti in cui vengono abbinate collane raffiguranti stemmi delle proprie anime preferite,  spille o addirittura fasce. Nel 2000 l'artista giapponese Takashi Murakami ha dichiarato di riconoscere nell'estetica otaku una manifestazione culturale che rispecchia il nuovo Giappone.
Le passioni e gli interessi degli otaku alimentano un vasto mercato di gadget, ad esempio, tra la grande varietà di elementi che caratterizzano una tipica stanza di otaku, possono esserci dakimakura, grandi cuscini da abbra poster,statuine e peluche tipici degli anime. Il mio augurio è che un giorno ci siano sempre più persone interessate al Giappone, un paese fantastico che vale la pena di visitare, sia realmente che  con la fantasia.

Serena De Lorenzo

 

Lavoro e vita.  
Il caso del professore Cerbera.


Nella nostra società il concetto di lavoro rappresenta un tema importante.
“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, suggerisce il primo articolo della Costituzione.
Ma che cos’è, in realtà? Il termine “lavoro” deriva dal latino “labor”, faticare. Non è un caso dunque se in alcuni dialetti, così come nel nostro, “andare a faticare” sta ad indicare “andare a lavoro”. Generalmente significa occupare del tempo al fine di trarne un vantaggio principalmente economico.
Fin dai primi anni d’istruzione, fra i libri di educazione civica, il lavoro viene definito dall’articolo 4 della Costituzione che detta:  " La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”
Non sono che i primi articoli, quelli da “stampare in mente”, imparare a memoria; come volevano le nostre maestre. Il lavoro, diritto e dovere del cittadino dunque. Eppure, basta guardarsi intorno per avere un’inquadratura diversa, molto più che desolante. Oggi il lavoro rappresenta quasi un privilegio.
Disoccupazione e precariato sono in aumento; i titoli di studi svalorizzati e l’idea di un posto fisso appare del tutto utopica.
Eppure, “Lavoro è vita, lo sai, e senza quello esiste solo paura e insicurezza.”, cantava John Lennon.
Ultimamente si parla molto di lavoro in riferimento a scioperi, proteste, gesti estremi.
Oggi il lavoro sembra essere più associato alla “morte”, che ”alla vita”.
Incidenti sul lavoro, imprenditori schiacciati dai debiti che ricorrono al suicidio; i casi sono molteplici.
Da studentessa di un liceo artistico, però, come naturale che sia, quello che più mi ha colpito è il caso del professore Carmine Cerbera. Partenopeo, docente di storia dell’arte plurilaureato; il professor Cerbera era un precario. Avvalendosi della sua arte, non aveva mai smesso di dipingere, di creare e, cosa più importante, di sperare. Quel posto tanto agognato, però, anche quest’anno non gli era stato affidato.
Così, distrutto e ferito, il professore Cerbera si è tolto la vita in un modo che definirei quasi paradossale: con uno dei suoi strumenti da lavoro. Lui, che con quello stesso coltello intagliava le tele cui avrebbe dato vita attraverso forme e colori,  questa volta la vita ha preferito strapparsela;  neanche  fosse una tela di pessimo gusto. Un gesto estremo dettato da una frustrazione del tutto comprensibile e  frutto della politica del risparmio che bada ai suoi conti in rosso e fra tagli sui materiali, sui posti di lavoro, sulle ore dei docenti; taglia via anche noi, che numeri non siamo, e il nostro futuro.  

Russo Giusy

 

Primo articolo: Simone propone!

Ciao ragazzi! Mi presento: sono Simone Bracciale, ho 18 anni e sono un Cantautore…non affermato, ma cantautore! Per chi volesse ascoltare qualche mio inedito, sono su youtube. Vi ho riportato il link del mio canale sotto l’immagine, ma basta anche digitare semplicemente il mio nome per trovare i video dei miei brani. Bando alle ciance, questo è il mio primo articolo. In tutta la mia vita non ho mai scritto per un giornale e per niente altro. Nei temi d’italiano non ho mai superato la sufficienza e, anzi, spesso non raggiungevo neanche quella. Mi sono sempre limitato a scrivere canzoni, ma…perché non sperimentare?
Nei miei articoli troverete di tutto! Tratterò diversi temi, proprio come oggi. Se troverete questo articolo convincente e coinvolgente, vi invito a seguirmi passo dopo passo verso questa mia nuova esperienza di scrittura.

Ma adesso, cominciamo col primo tema: FACEBOOK.
Facebook è un social network, famosissimo nel mondo. Ha aperto una nuova era, quella della comunicazione digitale mondiale. Grazie a Facebook molte persone rivedono parenti lontani, ritrovano e trovano amici e scambiano con essi commenti, apprezzamenti ecc.
Una trovata geniale, quindi! Chi lo ha inventato dovrebbe essere santificato!
Ma c’è un fattore, quello della dipendenza. Molti adulti pensano che sia la rovina dei giovani perché li porta a stare ore ed ore di fronte ad un pc, a dipendere da esso e a vivere rinchiusi in se stessi e nel loro mondo virtuale. Secondo una mia logica, però, Facebook resta una trovata geniale. Bisogna capirne l’utilità.
E’ utile nella vita quotidiana e per una vita migliore se utilizzato per cercare lavoro, restare in contatto con gli amici o i parenti lontani, contattare e conoscere persone che ammiriamo ma che sarebbero altrimenti inavvicinabili. Persino il Governo, lo Stato e i politici utilizzano un simile mezzo per dialogare con i politici di altri Stati stando nella propria casa. Io, personalmente, grazie a facebook partecipo a miliardi di concorsi canori, feste, serate, convegni e manifestazioni. Riesco a vivere con la sicurezza di avere un conforto nei momenti di solitudine e tanto altro. Quindi in questo articolo invito i giovani a cercare di utilizzare Facebook diversamente da come lo utilizzano cercando di trasformarlo da rovina-giovani ad insegnante e aiutante dei giovani a dimostrazione del fatto che siamo cresciuti, migliorati. Sembra quasi un paradosso!
Io, che non utilizzo SEMPRE correttamente questa risorsa, mi ritrovo a scrivere e spiegare come andrebbe utilizzata; come il fumatore che dice all’amico di non prendere mai il vizio di fumare!  Ma c’è una spiegazione: quest’articolo vuole essere una riflessione che permetta anche a me stesso di migliorare.

Il secondo tema è INTERNET.  
Internet esiste ormai da molto tempo. E’ il nuovo strumento di comunicazione per eccellenza e Facebook, infatti, è solo un suo derivante e componente. Internet non è come Facebook, una trovata geniale…è molto, molto di più!
E’ la scoperta del secolo, un’invenzione che ha permesso cose impossibili e che ha aiutato il mondo a migliorarsi ed evolversi. A differenza di Facebook, internet è molto più apprezzato. Questo perché non solo include i social network, ma perché grazie ad esso la vita è cambiata. Con internet si comunica, si fa pubblicità, si diffondono notizie, cultura e tanto altro. Non c’è neanche bisogno di spiegare tutto quello che permette di fare! E’, semplicemente, il nuovo strumento DI VITA. Con questo tema, vorrei allacciarmi al terzo che riguarda…

LA SCUOLA TECNOLOGICA.
Attualmente stanno nascendo nuovi metodi di studio. Molti vorrebbero che questi sostituissero i tradizionali libri. Esistono i siti che permettono d’imparare attraverso esercitazioni, approfondimenti, correzioni virtuali senza l’ausilio di un professore, senza il peso dei libri e senza tanti oggetti.
Basta un pc, un tablet, uno smartphone.  In realtà,  lo studio tecnologico non sostituisce i libri. Li utilizza, infatti, come fonte. E’ un’evoluzione che, secondo me, non ci permette di migliorare. A inizio anno scolastico ho seguito convegni che trattavano questo tema addirittura con l’intervento del Ministro Profumo, d’accordissimo con queste nuove metodologie di studio. E’ probabile, quindi, che fra qualche anno gli studenti non porteranno più i libri con sé, ma seguiranno le lezioni dal loro tablet. Che cosa grandiosa!

E’ arrivato il momento di concludere questo mio primo articolo inserendo il quarto ed ultimo tema:
IL FUTURO SIAMO NOI GIOVANI.
Citando il contenuto di una mia canzone, voglio riportare l’attenzione su questo tema.
Molti ragazzi dimenticano spesso che siamo noi gli adulti di domani.
E’ importante che si creino un futuro, che tirino fuori le…ehm…il carattere!!
Dovrebbero essere più attivi e partecipare ai convegni, alle manifestazioni alternando lo studio al divertimento.
Un esempio banale sono i tanti giovani che si lamentano della SPORCIZIA NELLE AULE.
Succede così: molti giovani entrano nelle aule trovandole già piene di carte, confezioni dei prodotti da distributori perlopiù. Perciò, quando egli stesso si ritrova a consumare, pensa: “Visto che già ci sono, chi se ne accorge se butto pure la mia?” e la lascia lì. Ragazzi, è SBAGLIATISSIMO! Se ognuno di noi pensasse a se stesso e gettasse la carta nel bidoncino posto in ogni aula (Ebbene sì, ne siamo forniti!),  non avreste bisogno di lamentarvi della sporcizia. Così come, perché se la bidella vi dice di gettare le bottiglie di plastica nel bidone blu non lo fate?  Esiste un bidone blu, dietro la porta di ogni aula, così grande che ci entrerebbe persino la bidella! E’ solo lavorando e lottando insieme, restando uniti che possiamo raggiungere tutti i nostri obiettivi. Basta crederci, non montarsi la testa, restare sempre se stessi, umili, tirare fuori…la propria personalità. Ricordate, IL FUTURO SIAMO NOI!

Questo è tutto.
Alla prossima,
Simone Bracciale

 

Tatuaggi: opere d'arte alla portata di tutti. Piccole regole da seguire prima di farne uno.

Saranno i disegni sempre più originali e dettagliati, le eleganti sfumature in nero e grigio o i colori sgargianti, fatto sta che quella del tatuaggio è un'arte ormai millenaria che non passa mai di moda.
Nati come simbolo di appartenenza ad una tribù, come riti propiziatori, o addirittura usati per scopi terapeutici, i tatuaggi traggono le loro origini da popolazioni quali Maya, Egizi, Greci, Giapponesi, Indiani e Polinesiani. Le tecniche usate per la realizzazione del tatuaggio variavano a seconda del paese: in Giappone, per esempio, si è soliti iniettare il pigmento sottopelle tramite aghi ed un martelletto; vi sono tribù che utilizzano tecniche simili a quella giapponese, variano solo i ''materiali'' utilizzati: di solito gli aghi sono ricavati da ossa di animali.
In Europa, col passare dei secoli, il tatuaggio è divenuto una sorta di simbolo negativo: veniva utilizzato per ''marchiare'' delinquenti, prostitute, prigionieri, eccetera.
Vi è oggi una ''riscoperta'' di questa tecnica, dal punto di vista artistico, nella seconda metà del Novecento: complici i movimenti rivoluzionari giovanili, ma anche l'aria di progresso che si respira, nascono un po' ovunque i primi tattoo center dove è possibile realizzare tutti i tatuaggi immaginabili..
Quasi nessuno resiste al fascino del tatuaggio, soprattutto fra noi giovani, tuttavia, c'è ancora parecchia disinformazione, e capita di farsi tatuare solo per moda o addirittura rivolgersi all'artista sbagliato, causando non pochi danni!
Se si ha intenzione di fare un tatuaggio, la prima cosa è sottoporsi ad un test allergico: infatti ci potrebbero essere allergie ad alcuni pigmenti o metalli e ciò manderebbe in fumo l'idea tatuaggio. In ogni caso, assicuratevi sempre di non avere problemi di salute di nessun tipo prima di farvi tatuare: la prudenza non è mai troppa!

Dopo aver fatto le dovute analisi mediche, possiamo passare alla scelta del disegno da tatuare: di solito ci ricorda un avvenimento particolare, una persona che amiamo, o è un simbolo personale. L'importante è essere sicuri di voler tenere per sempre quell'incisione sulla pelle, quindi, pensateci bene !
La seconda cosa importante da fare, è scegliere l'artista che realizzerà il vostro tatuaggio. Non solo devono piacervi i suoi lavori (quindi prima di affidarvi alle sue mani date un'occhiata al suo book), ma deve anche essere un professionista e deve soprattutto consigliarvi e mettervi a vostro agio. Fate un giro nel suo studio: assicuratevi che sia un ambiente pulito, asettico, e che utilizzi strumenti monouso (guanti, aghi, rasoio), in questo caso l'igiene non è da sottovalutare.
Una volta deciso il tipo di tatuaggio e il tatuatore che lo realizzerà, è giunto il momento di prepararsi alla seduta.
Innanzitutto è vietato bere alcolici prima di farsi tatuare: l'alcool che essendo un vasodilatatore, aumenterebbe il sanguinamento durante la seduta. Mangiate prima dell'appuntamento: mai andare a stomaco vuoto! Infatti potrebbero esserci eventuali cali di zuccheri, in ogni caso, meglio essere in forze!
Sfatiamo un mito: il tatuaggio non fa male, tutto dipende dalla propria soglia del dolore. E più che dolore è leggero fastidio, l'importante è rilassarsi, quindi cercate di non essere nervosi prima dell'appuntamento: pensate a quanto sarà bello il vostro tattoo e non preoccupatevi!
Prima di iniziare l'artista disinfetterà e raserà la parte da tatuare, poi applicherà uno stencil che riproduce il disegno, e solo dopo aver avuto la vostra approvazione sulla posizione o sulle misure del disegno, procederà alla realizzazione. Successivamente spalmerà un leggero velo di vaselina sulla pelle, in modo che l'ago scivoli meglio. Se è la prima volta che vi fate tatuare, durante questa fase so che sarete spaventatissimi....ripeto: non siate nervosi! La prima volta che ho sentito il rumore della macchinetta per tatuaggi incombere sulla mia pelle stavo per svenire, ma poi sono addirittura rimasta delusa perché non c'è davvero nulla di cui avere paura!
L'artista partirà con il delineare prima il contorno del vostro tatuaggio, e poi si occuperà delle sfumature e del colore.
I tempi di realizzazione di un tatuaggio variano a seconda della dimensione del disegno. I più piccoli sono finiti anche in due, tre ore, mentre per i più grandi può capitare che richiedano più sedute.
Dopo aver finito, il tatuatore disinfetterà e pulirà la pelle dagli eccessi d'inchiostro, spalmerà della vaselina e infine benderà il vostro tatuaggio.
Di solito, bisogna rimuovere la medicazione dopo due ore dalla realizzazione del tattoo; non preoccupatevi se una volta tolte le bende le troverete un po' sporche di sangue: ricordate che all'inizio il tutuaggio è una ferita aperta, è normale che sanguini un pochino appena fatto.
Ricordate una cosa: la vera bellezza del tatuaggio si vedrà solo una volta guarito, quindi dovete prendervene cura scrupolosamente. Lavatelo tre volte al giorno con sapone neutro e applicate una crema adatta (chiedete consiglio al vostro tatuatore). Indossate solo ed esclusivamente indumenti di cotone durante il periodo di cicatrizzazione e non esponetelo al sole. I primi giorni la zona dove si trova il vostro tatuaggio farà un po' male, è normale. Passato qualche giorno, il dolore svanirà, ma è qui che comincia forse la parte più fastidiosa dell'intero processo: il prurito! Il prurito è segno che il vostro tattoo sta guarendo, ma non dovete assolutamente grattarvi! Quindi resistete!
Il periodo di cicatrizzazione varia di persona in persona. Il tatuaggio sarà guarito quando, toccandolo, sentirete la pelle liscia ed uniforme, ma continuate comunque ad applicare la crema almeno per un altro paio di giorni.
Dopo aver seguito queste piccole regole, potrete finalmente sfoggiare la vostra opera d'arte in tutta la sua bellezza! Godetevela!

Teresa Mandara

 

VAMPIRI VS ZOMBIE: la parola agli alunni del G. De Chirico.

Fin dal XIX secolo il macabro ha attratto l’interesse popolare spingendo scrittori e successivamente registi a produrre nuove opere. Le reazioni del pubblico rispetto al fiorire di una così vasta produzione sono diverse: c’è chi ne ride, consapevole del velo di finzione che tutto riveste e chi, invece, decide di stare alla larga da scene eccessivamente suggestionabili.
Letteratura e filmografia ci offrono vari esempi di come vampiri e zombie abbiano da secoli animato, rispettivamente, pagine e pellicole. Negli ultimi anni queste figure hanno subito una vera e propria trasformazione iconografica che non ha lasciato indifferenti noi giovani.
Dopo lo spirito gelido di Halloween che ha attraversato con i suoi brividi gotici il Lucca Comics&Games,  un sondaggio ha dimostrato che gli zombie sono le figure preferite dai giovani. Esplosi con la serie di fumetti di “The Walking Dead”, rappresentano personaggi complessi perché privi di qualsiasi morale convenzionale.  Se negli anni  ’80 i morti viventi si nutrivano di cervelli a simboleggiare l’istupidimento della società, i “nuovi” zombie rappresentano la volontà di sopravvivere ad ogni costo perché, se è vero che il mondo sta morendo, i giovani di oggi vanno oltre trovando la loro identificazione in un “già morto”. A differenza dei vampiri, non sono, inoltre, vittima dell’estetica; dato significativo nella società dell’immagine. Figura anticonformista, gli zombie rappresentano una certa  ribellione alla nostra società dove sembra sempre più indispensabile avere una totale cura di sé.
Eppure, un sondaggio nella nostra scuola ha portato alla luce un diverso risultato.
Al Liceo Artistico G. De Chirico, non ci sono dubbi: è il “Cattivo” per eccellenza a vincere sui morti viventi.
Lui, che negli anni ’30 regalava brividi col suo sguardo vitreo e i movimenti raggelati: il vampiro.
Negazione dell’umanità, “Dracula”, allora in uscita nella sua versione cinematografica, non aveva rivali!
Dagli anni ’80 ad oggi, la figura del vampiro si è sempre più avvicinata alla psicologia e al dinamismo umano.
Bene e male diventano una scelta consapevole, i nuovi vampiri riscoprono la capacità d’amare e non solo.
La loro natura diventa un vero e proprio ostacolo in quelle storie, come tante sui teleschermi, dove la persona amata è un comune mortale. Allora, i nuovi vampiri vivono la loro immortalità con l’amara consapevolezza di chi sa che  sopravvivrà alla persona amata e la loro “sete” di sangue col timore di non riuscire sempre a frenare l’istinto.  Dunque, il bene sembra  fondersi col male rappresentando l’eterno contrasto fra istinto e razionalità; cuore contro testa e l’imprevedibilità che da sempre contraddistingue noi giovani. E inoltre, letali ma in apparenza perfetti ed imperscrutabili, esattamente come la nostra società. Insomma, risultati del tutto opposti che tuttavia dimostrano l’immortalità dell’horror e del fascino che esercitano la paura, la suspance, il terrore…ieri come oggi.

Giusy Russo

Assoli di china

E’ il 27 novembre 2012 e al Liceo Artistico G. De Chirico arriva Flavio Massarutto, autore del libro “Assoli di china. Tra jazz e fumetto”. Presente all’incontro anche Stefano Perna, membro interno della Fondazione Premio Napoli, che ha posto l’accento sull’importanza di un premio così prestigioso nell'area partenopea. Finalista per la sezione “Ibridi” del Premio Napoli, il libro di Flavio Massarutto è stato già adottato da una delle classi del liceo che, con interesse e partecipazione, ha assistito all’incontro. In “Assoli di china”, jazz e fumetto, due arti apparentemente diverse e distanti vivono in simbiosi, influenzandosi a vicenda ed evidenziando una inaspettata  molteplicità di legami. Ambedue nascono negli Stati Uniti d’America nel '900 con la diffusione della società di massa. Il jazz nasce nelle comunità afroamericane e viene subito osteggiato dai conservatori, i padroni bianchi,  e non gradito dalla musica accademica in quanto puro e libero genere popolare, il più importante fra la fine degli anni ’30 e ’40 del secolo scorso. Il jazz fu uno degli mezzi di comunicazione più utilizzati dagli schiavi  ai quali veniva negato perfino l'uso di strumenti musicali. Non a caso il corpo era utilizzato come strumento musicale per le percussioni,  così come il canto e la  danza. Si tratta quindi di una musica che benché nata da una minoranza, e per giunta tenuta in schiavitù per intere generazioni,  ha dato comunque vita ad un linguaggio universale. Sarebbe impossibile parlare di musica senza accennare all’influenza che il jazz ha avuto su di essa,  così come non si può parlare di arti visive senza considerare l’importanza del fumetto, genere che affonda le sue radici  nell’800, ma vedrà la sua diffusione soltanto nel XX secolo con Yellow Kid, fumetto statunitense. E’ errato considerare il fumetto un’opera muta. I fumettisti, infatti, si sono sempre proposti di evocare la musica attraverso l’espediente della raffigurazione visiva.
E, come se non bastassero titoli, citazioni e partiture, nel fumetto possiamo considerare un ritmo dato dalla scansione ripetitiva delle immagini in sequenza e una vera e propria melodia fornita dalla scena in corso. 
Giungiamo così al fattore che maggiormente identifica i ragazzi del liceo artistico.
Fumetto e jazz non hanno in comune soltanto le origini, bensì qualcosa di più speciale: la ricerca.
Pur nel rispetto di regole ben precise, in ambedue le arti è benvenuta l’improvvisazione e la personalizzazione.
Il segno e la nota vengono a lungo ricercati affinché costituiscano la vera e propria impronta dell’artista.
La creatività diviene protagonista assoluta, figlia dell’arte che è respiro di intere generazioni come la nostra.
L’incontro si è concluso con una breve intervista in cui l’autore ha specificato l’importanza del jazz nella nostra cultura, consigliato ai ragazzi di ascoltarlo dal vivo qualora sia possibile e non vederlo come “un genere aulico” perché il jazz è soprattutto istinto. Pertanto, non va ignorato e dei giovani artisti non possono che trarne insegnamento e ispirazione!

Giusy Russo

 

Elementi

Aria acqua terra e fuoco
quattro sono gli elementi,
essi m’ispiran sentimenti,
tanto è l’insieme di emozioni
un’infinità di sensazioni.
Arde il fuoco brucia in terra,
evitiamo di crear guerra.
Freddo è il vento dura è la vita
continua fanciulla affronta la salita.
Terra madre e culla di vita,
su di te da quando siamo nati affrontiamo la nostra partita.
Infine acqua, nostra alleata,
ah me rischi di esser prosciugata…
acqua di fonte acqua di pioggia
rugiada al mattino che su di un fiore si poggia.
Scorre il tempo, si accorcia la via
passano i giorni pieni di follia, passano quelli di fantasia.
passa il tempo facendo poesia.
Il giorno e la notte si rincorron felici
come se fossero due amici,
di svegliarsi al mattino l’ora è ormai giunta.
svegliati svegliati che il sole tra un po’ spunta.

Maria Rosaria Quirino

 

Briciole di personalità

Avete mai sentito parlare di DCA? Nient’altro che una semplice sigla, tre lettere che stanno ad indicare un mondo grigio, un labirinto da cui nessuno esce uguale a prima. DCA è la sigla che indica generalmente i disturbi del comportamento alimentare. Attenzione, però! Non vi sto parlando di anoressia o bulimia. Sareste sorpresi nel sapere che soltanto lo 0,1% della popolazione soffre di simili disturbi. Infatti, non sono che estremi buchi neri ospitati da quel labirinto di cui oggi invece vi voglio parlare. Ebbene, lì è tutto diverso. Le persone che vi entrano sono purtroppo molte di più. Lo fanno involontariamente e del tutto inconsapevolmente; spesso in seguito ad auto-imposte ed errate diete drastiche. E’ difficile definirne la patologia. Talvolta, infatti, i più noti disturbi psicogeni quali anoressia e bulimia  nervosa assumono forme del tutto nuove e differenti dagli “standard”. E’ questo il motivo per cui il paziente non sa di essere ammalato. E’ fermamente convinto, invece, d’aver tutto sotto controllo, di condurre una vita sana (magari è persino uno sportivo) ed una corretta alimentazione. Eppure quando il freddo sembra scavarti l’animo, il mondo comincia a ballarti intorno e muovere un passo non è mai stato così faticoso, è chiaro che non è così. Cercare l’uscita non è facile e spesso si è soli nell’impresa. La gente comune che quel labirinto grigio non l’ha mai visto non può comprendere realmente a fondo com’è che il cibo, un bisogno naturale, un piacere quotidiano, possa cominciare ad esser visto come un nemico da evitare, un mostro da “tenere a bada”. Sapete, un piatto di spaghetti può inquietare quanto una cesta di serpenti. A noi può sembrare assurdo, eppure è la realtà che alcune persone si ritrovano ad affrontare giorno dopo giorno. E’ quella realtà dal sapore amaro che la gente comune critica senza conoscere. Ed è questa la storia di Maria Paola, una ragazza casertana che in quel labirinto purtroppo si è persa. Diciottenne all’ultimo anno di liceo classico, Maria Paola non ce l’ha fatta e, dopo un anno perso a combattere in quel labirinto grigio, si è tolta la vita.  A nulla è servito neanche il suo sport del cuore, il rugby, che praticava da tre anni. Indebolita dai suoi disturbi alimentari, nell’ultimo anno, non restava mai più di quindici minuti in campo. “Non abbiamo capito fino in fondo il suo dramma”, sembrano quasi giustificarsi gli amici. Intanto Maria Paola non c’è più, ha abbandonato la sua partita. Non c’è nulla da capire, così come non c’era prima. C’era soltanto da urlare a perdifiato per risvegliarla da quell’incubo, ma la gente si sa parla soltanto quando non deve e/o non sa.  E’ l’amore verso se stessi, l’accettazione del fatto che siamo essere speciali ed unici seppur lungi dalla taglia 38; l’indicazione d’uscita di quel labirinto grigio. Una soluzione è sempre possibile. Talvolta, però, non basta la semplice forza di volontà e si ha bisogno di persone esperte, di un aiuto esterno e costante. Nessuno dovrebbe mai accontentarsi delle briciole, ma c’è gente che per quanto concerne la propria sensibilità e personalità, non ha altro.

Giusy Russo

 

 

 

 
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