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Candido il marmo accoglie la Forma. Senza peccato

Per assuefazione alle categorie fissate dalla tradizione, conferiamo un significato particolare all'inizio e alla fine.
Non ha importanza di cosa. Così…, come concetti assoluti. Giusto un esempio: la nascita e la morte! Con superficialità
e approssimazione. Come se non ci fosse la vita, in mezzo. E con tanti inizi e tante conclusioni, mai definitive.
Forse per questo, nell'illusione di controllarlo, il tempo, di prescriverlo e destinarlo, s'è pensato di dare un nome,
un numero ai frammenti che lo compongono; s'è disposto di ordinarlo secondo lo schema rassicurante della serialità
ricorrente (gennaio, febbraio…; mercoledì, giovedì…; il 27, il 28…e poi ancora gennaio, febbraio…).
Ma se l'inizio e la fine coincidono, allora i conti sembrano non tornare più. Il disordine, il caos si appressano al gorgo del
falsificabile per riaffidarlo alla casualità. Se poi, ancora, gli estremi coincidenti si identificano con l'Otto Marzo, i segni, i
richiami, gli indizi non mancano.
Otto, come l'intervallo di successione del calendario nundinale.
Marzo, l'antico principio dell'anno, come equinozio di primavera, come inizio di luna nuova.
Otto Marzo, come quello di tanti anni fa, nel 1908, nel 1917…, nell'ambiguità (mimosa o acacia?) di un "candore non bianco",
ma comunque da accarezzare.
Tutti segni che convergono verso un'unica divinità, Iside dai sistri d'argento; un unico astro, dolce e terribile, la luna; un'unica figura che entrambe, astro e divinità, le comprende, quella femminile. Questa l'idea singolare ed intensa di una Scuola d'Arte e di Sentire, quale il Liceo Artistico "de Chirico": un calendario di volti (tutte allieve dell'Istituto), fissati dalla macchina, di occhi che guardano, replica sempre nuova di emozioni, occasione per pensieri consegnati al silenzio discreto e deflagrante della scrittura.
Dove l'origine e la conclusione, l'Otto Marzo, appunto, si sovrappongono a segnare l'eterno ritorno dello sguardo: rovesciato nel passato, a deformarlo; cono di luce col vertice nell'indistinto del domani.
Popolare il futuro di ricordi. Questa la triste missione degli Uomini. Gli Uomini… compiaciuti signori delle Donne che invero
li dominano, padrone del tempo, il tempo della luna, il tempo della vita pronosticata. Le Donne… rutilanti nel rito misterioso
della fertilità che si rinnova. Luminose nel nitore opalino della bellezza che, a volte, atterrisce. E tante altre consola, nel suo
riemergere dal fondo del nero che non è semplicemente il Nulla, ma l'informe che auspica Forma. O, chissà, ricordo che
il futuro ancora attende.
L'attesa, sì…l'eterno preludio del possibile. Nel tempo della vita che un calendario si illude di comprendere e spiegare.
Anticipare e sognare.
In copertina: Venere di Cirene particolare IV secolo a.c.
Candido il marmo accoglie la Forma. Senza peccato

IL DIRIGENTE SCOLASTICO
(Prof. Felicio IZZO)


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